Storie... di emozioni
Ha senso parlare di sport in un blog? Non si parla già troppo spesso di sport? Cosa ne verrà fuori?
Domande oziose: senza nessuna pretesa di detenere la verità sul calcio, senza nessuna intenzione di imporre a tutti i costi il mio punto di vista sugli altri sport, riprendo in mano questo esperimento di blog a distanza di moltissimo tempo con la convinzione che si possa parlare di calcio, basket, formula uno, tennis e quant'altro, senza scadere nei soliti luoghi comuni.
In mezzo è successo di tutto: un campionato del mondo clamorosamente vinto, una spy story in Formula Uno degna di un romanzo di Agatha Christie, il solito doping nel ciclismo, il ritiro del cannibale Schumacher dalle corse...
In mezzo, soprattutto, sono passati tanti bei momenti di sport e di vita sui quali, ogni tanto, varrebbe la pena soffermarsi.
Cala il sipario! Signori è stato bello, intenso, intrigante, preciso, noioso, buffo, triste, ma è ora di andare.
Torino 2006 ha fatto vedere che quando gli italiani vogliono, ci sanno fare. Ora inizierà il tempo dei bilanci e, come di consueto, ci si dividerà tra quelli che sono perennemente ottimisti e sapranno vedere tutto il bello di questa Olimpiade, e i perenni pessimisti che saprebbero fare la faccia schifata anche davanti alla Gioconda di Leonardo.
Torino ha dimostrato all’Italia che con persone serie è possibile organizzare eventi di portata planetaria. Non è necessario essere inglesi pignoli, americani spendaccioni, tedeschi precisi, per essere sempre e per forza vincenti: serve solo scegliere le persone giuste.
E’ quella serietà che oggi, da noi, si trova in piccole isole felici e che sarebbe auspicabile, invece, diventasse una ricerca comune per tutta la penisola.
La ventesima Olimpiade invernale chiude, in definitiva, con un insegnamento: basta “tirare a campare” con imbrogli, sotterfugi, aiuti… è ora di tornare a lavorare, con serietà, tutti quanti, per l’Italia! 